E-commerce enogastronomico
Pubblicato il 6 Marzo 2013
Nell’accezione comune l’e-commerce continua ad essere l’unica compra-vendita tramite internet e come tale, per i vantaggi che offre, viene sempre più adottata dalle aziende: comodità, convenienza, semplicità, economicità e velocità di realizzazione delle transazioni.
Per lo stesso motivo il settore dell’enogastronomia si è avvicinato al mondo dell’e-commerce; un business volto ad incrementare, inizialmente, le vendite e successivamente i profitti. Va sottolineato, infatti, che questa tipologia di commercio, più che una particolare tecnica di vendita rappresenta una modalità specifica di organizzazione aziendale: si punta per lo più ad incrementare i profitti eliminando i costi superflui; ciò non esclude l’ampliamento della clientela per quanto non costituisca l’obiettivo primario.
Come in tutti i settori, anche in quello enogastronomico è importante conoscere bene il mercato di riferimento e i gusti dei consumatori. Oggi lo strumento web 2.0. è di notevole supporto a tutte le aziende nelle sempre più attente ricerche di mercato.
I produttori di cibo e vino sono stati tra gli ultimi ad affacciarsi all’e-commerce, come se fosse stato concepito esclusivamente per la vendita di beni e servizi non alimentari, ma il food & beverage “Made in Italy” è un marchio troppo forte per limitarlo alle vecchie forme di commercio. Questo ritardo nella presenza on-line, che avrebbe potuto essere un fattore negativo, in realtà si presenta come una opportunità: il panorama verso cui ci si affaccia è quello di un mercato già pronto all’acquisto, un elemento non indifferente considerando la facilità che si avrà nel conoscere le esigenze e i gusti del cliente. Stiamo parlando, dunque, di re-inventare il business del vino e degli alimenti tramite un nuovo canale di vendita: tutto appare meno tangibile, spesso non c’è un contatto diretto col produttore, nè tantomeno un contatto umano. In Italia crescere il mercato dell’e-commerce B2C continua progressivamente a crescere. Nel 2011 sono stati registrati 9.980 milioni di euro derivanti dalla vendita tramite Web , questi dati risultano utili per coloro che prevedono di sviluppare, a breve, un’offerta incentrata sul mondo dell’e-commerce. Per quanto riguarda la GDO e l’e-commerce alimentare, dobbiamo ammettere che lo sviluppo si presenta particolarmente lento rispetto agli altri paesi europei, siamo forse un paese tecnofobo? Non sembrerebbe visto il numero di smartphone, tablet e computer acquistati , resta il fatto che il settore è capeggiato dal Regno Unito dove è ormai ben affermata la compravendita on-line dei prodotti alimentari e delle bevande . In Inghilterra uno dei migliori operatori risulta essere Tesco con più di 250.000 ordini alla settimana, in realtà la consegna a domicilio della spesa è una comodità che viene adottata più per necessità che per lusso (causa: stile di vita, orari di lavoro e le numerose precipitazioni). Per quanto riguarda l’Italia ci si sta muovendo verso una forma tecnologica di acquisto che non si può definire un vero e proprio e-commerce. È nato recentemente il progetto Salvatempo: con una App gratuita che ci permette di caricare sullo smartphone i codici a barre dei prodotti e di monitorare così gli acquisti, al termine della spesa è sufficiente passare lo smartphone su un apposito lettore, senza essere costretti a passare ogni prodotto sul nastro. In questo modo si elimina la fila alle casse e si può, in alcuni casi, fare la spesa anche da lontano (se si hanno già inseriti i codici nello smartphone), ma rimane l’inconveniente di dover andare a ritirare personalmente la spesa. Questa App è stata sviluppata per l’operatore Coop ed è attualmente operativa solo in poche città italiane . All’e-commerce vero e proprio si era avvicinata per prima l’organizzazione «Esselunga» seguita poi da Carrefour offrendo il servizio di acquisto online, ma mantenendo il ritiro personale dei prodotti acquistati presso il punto vendita.
Per fortuna i dati parlano di un aumento della commercializzazione dei prodotti tipici verso l’estero , soprattutto da parte dei piccoli produttori e artigiani che dovranno superare lo scoglio degli alti costi riunendosi in Consorzi o costruendo partnership.
Puntare sul portale di vendita on-line oggi non significa più essere innovativi, quanto piuttosto rimanere al passo con i tempi, essere competitivi, essere presenti e aumentare i guadagni. I risultati che le aziende otterranno saranno, già nel breve periodo, la diminuzione dei costi accessori (tra cui pubblicità e distribuzione) con un conseguente aumento dei profitti. L’abbattimento di molti costi implica però una minima rivoluzione interna all’azienda dove i processi gestionali vanno ottimizzati in base a questa nuova forma di commercio. Rimangono in essere tutte le funzioni aziendali dal marketing fino al servizio post-vendita, ma questa volta sotto una nuova forma. Sapendo che Internet non ha mai sofferto di alcuna crisi e che, ad oggi, gli utenti italiani presenti online sono circa 27,7 milioni ovvero ca. il 50,7% della popolazione, l’e-commerce appare sempre di più come una scelta obbligata. Un breve sguardo al panorama mondiale è sufficiente per capire le potenzialità dello strumento di vendita on-line, all’estero: i dati del 2011 mostrano in cima alla lista la Cina con 477 milioni di utenti e una percentuale del 35,7% della popolazione, seguita da Stati Uniti con 245 milioni , India con 100 milioni e Giappone con 99.182 milioni di users. L’Italia in questa classifica si colloca al sedicesimo posto. Risulta evidente che i primi posti sono occupati dalle economie potenti o emergenti e che potrebbe essere proprio questo il target di riferimento. Le top countries ad utilizzare internet si dividono quindi tra Stati Uniti e Asia e l’e-commerce andrà analizzato a seconda del cliente, delle sue preferenze e dell’idioma. Nonostante, come già evidenziato, vengano abbattuti molti costi, si richiede all’azienda uno sforzo nello studio del cliente finale. Se parliamo di Asia, ad esempio, dobbiamo fare i conti con delle barriere non indifferenti, prima tra tutte la lingua, seguita da usi e costumi che non conosciamo. Il mercato enogastronomico italiano è molto vasto e i prodotti più gettonati nel Mondo rimangono: l’olio, il vino, i salumi e i formaggi. Le etichette DOP e DOC sono innumerevoli e il fascino della cucina italiana conferisce a questi prodotti un notevole vantaggio rispetto agli altri Paesi. Non sarà troppo difficile per le aziende commercializzare il prodotto alimentare e il vino tramite il Web, per quanto, come si è già detto, si è in forte ritardo rispetto agli altri Paesi europei. In particolare le vendite provenienti dall’electronic business non rappresentano ancora un segmento importante della nostra economia. I dati del 2011 parlano di un fatturato derivato dalle vendite on-line pari a 18,970 miliardi di euro, con una crescita pari al 32% rispetto all’anno precedente e per il 2012 il trend positivo di crescita viene confermato prima della chiusura effettiva dell’anno . La rete, a quanto pare, ottiene ottimi risultati, quasi migliori rispetto alla distribuzione tradizionale attanagliata dalla crisi. Il 54% delle aziende italiane possiedono un sito per la vendita dei prodotti verso l’estero, ma solo la metà consente la scelta della lingua . Gli studi evidenziano che si sta puntando per lo più sul commercio col Nord Europa, mentre la presenza nel mercato asiatico è ancora fortemente limitata e questo è indubbiamente un errore da non sottovalutare se si pensa che avremmo la possibilità di conquistare il target cinese e giapponese aumentando a dismisura i fatturati. In campo enogastronomico, vogliamo focalizzare l’attenzione sulle aziende che si sono già avventurate in questi mercati con simili meccanismi di vendita e sembra che queste aziende abbiano notevolmente aumentato i profitti, ma nel blog sono frequenti le lamentele dei produttori sul loro e-commerce . La difficoltà di affrontare il costo di un software di e-commerce, l’assenza della dovuta attenzione al cliente in tempo reale e l’organizzazione delle spedizioni con tempi non competitivi portano spesso ad uno scontento generale. Bisogna ricordare che l’e-order necessita della stessa accortezza e attenzione di una transazione tradizionale anche se questo aspetto sembra non essere del tutto chiaro a chi si approccia, per la prima volta, alla compravendita on-line. La soluzione migliore sembra essere quella di affidarsi a gruppi di rivenditori specializzati i quali riescono a rispettare i tempi di consegna, ad offrire la possibilità di pagamento più amplia possibile e soprattutto conoscono bene il mercato di riferimento. I costi a questo punto potrebbero lievitare, ma in realtà si abbasseranno. Le società che offrono questo servizio ai produttori (di vino, ad esempio) gestiscono i prodotti di numerose aziende vinicole e i loro costi vengono quindi ripartiti tra queste senza gravare solo su una di esse Il concetto è identico a quello dei gruppi di acquisto. Queste società riescono, quindi, a gestire i prezzi di vendita, e ad offrire al cliente finale, una vastissima gamma di prodotti. La soluzione è vincente: l’azienda vinicola spende meno e ha maggiore visibilità e la società riesce ad allargare il suo target e il numero di etichette, in conclusione si abbassano i costi da entrambe le parti . Il potenziale di crescita risulta quindi essere rilevante, i produttori italiani devo però muoversi più velocemente verso le nuove frontiere, le nuove forme di comunicazione e di vendita perchè nell’arco di pochi anni potrebbero essere superati dai competitors del Nord Europa. Nel mercato vinicolo, ad esempio, i produttori italiani sono attualmente in contatto, per lo più, con Germania e Regno Unito, il commercio on-line è abbastanza redditizio, ma non è sufficiente ad avere soltanto due mercati di riferimento perchè si rischia, perfino, di rimanere senza clienti, nel caso in cui si determinino problemi politici o barriere nel trasporto o un semplice cambiamento nei gusti dei consumatori. Allargare la cerchia dei consumers tramite l’e-commerce deve essere il primo obiettivo dei produttori italiani. Analizzando i dati reperibili in rete risulta che entro il 2015 il 50% della popolazione europea effettuerà acquisti in rete e che almeno il 20% lo farà su siti esteri , questo è sufficiente per capire che è giunta l’ora di essere effettivamente presenti online . Il mercato alimentare on-line ha preso il via con il Decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 – Disciplina della vendita di beni tramite mezzo elettronico-Commercio elettronico, ma nel 2011 ricopriva ancora solamente 1,2% delle vendite e il fatturato italiano derivato dall’e-commerce rappresenta solo il 2,2% di quello europeo.