QR code e AVIN code

Pubblicato il 3 Marzo 2013

La recente necessità di avere informazioni immediate, ovunque ci si trovi, ha fatto nascere una serie di nuovi strumenti per mantenersi aggiornati: tra questi il QR code, un congegno in grado di offrire una serie di notizie sul prodotto in tempi brevissimi . L’espressione QR code sintetizza, infatti, Quick Response, ovvero risposta rapida. La diffusione è ancora piuttosto limitata e forte solo in Giappone, dove è nato nel 1994, e negli Stati Uniti. Questa naturale evoluzione del Barcode (o codice a barre) è in grado di contenere dati o link e grazie a un applicativo scaricabile dal Web, che legge il codice, possono essere usufruiti tramite smartphone. Il QR code di solito viene apposto su riviste, poster pubblicitari, e etichette e può contenere. riferimenti e contatti aziendali, offerte speciali, concorsi a premi e caratteristiche oltre a suggerimenti su come utilizzare il prodotto sul quale è stato apposto il codice. Abbastanza frequenti sono i collegamenti alle pagine delle aziende sui social network (Facebook e Twitter ad esempio), o alle foto su Flickr, oppure ai video su Youtube, che potrebbero mostrare la realizzazione pratica di una ricetta culinaria. L’utilizzo che può essere fatto nel settore food & wine è veramente molto amplio: basti pensare ai suggerimenti che si possono offrire ai clienti: sulle modalità di utilizzo dei prodotti, sulle ricette, sulla storia dei prodotti e sulle informazioni sull’azienda. Un’ulteriore utilizzo potrebbe essere quello di promozione del turismo enogastronomico tramite la connessione tra i vini, i cibi e i loro territori di riferimento. Il QR code offre infatti abbastanza spazio per poter presentare il adeguatamente il territorio, le tradizioni, le festività o i periodi dell’anno nei quali si usa consumare il prodotto, compresi i ristoranti e le cantine della zona e le strutture ricettive. Incentivare il sistema vino/cibo/territorio avrà sicuramente un ritorno economico stimolando anche all’estero l’interesse a visitare l’Italia conseguendo così due differenti obiettivi di marketing con un’unica operazione Abbiamo dunque una moltitudine di strumenti per la comunicazione, ma per poterli sfruttare adeguatamente è importante capire quali siano i fruitori effettivi del servizio e quali siano i clienti dell’azienda, solo così, dopo aver acquisito le debite informazioni sulle abitudini di consumo, si potranno soddisfare le relative esigenze. Il consumatore medio di vino, ad esempio, ha una scarsa conoscenza del prodotto e della sua fruizione ottimale, acquista per lo più nella GDO e necessita di informazioni a bassa complessità di contenuti. Quanto avviene in Italia avviene in misura ancora maggiore in Cina, dove il QR code potrebbe veramente costituire un supporto notevole. Il consumatore, di fronte all’enorme varietà offerta dalla grande distribuzione e alle svariate etichette straniere, si sente confuso e, di conseguenza, utilizzerà il prezzo come unico elemento di distinzione; a maggior ragione se il cliente in questione è un cinese. È quindi importante che il QR code offra una trasmissione immediata e semplice, mirata all’avvicinamento del consumatore al vino, facendolo diventare da affare per pochi esperti a fenomeno alla portata di tutti, consentendo, finalmente, una scelta consapevole. Per ottenere una comunicazione immediata e semplice si sta puntando sempre di più sul collegamento dei QR code ai social che consente di comunicare col consumatore in modo orizzontale e in tempo reale, ottenendo la massima efficacia. I contenuti della comunicazione sono variabili, ma cosa si potrebbe offrire al giovane cinese appartenente alla fascia medio alta (target primario in questo ambito) tramite i messaggi interattivi? Trattandosi spesso di un soggetto alle prime armi il lavoro da fare si prospetta abbastanza arduo. Risulteranno indubbiamente utili: una descrizione del vino, una serie di info che rendano l’acquirente più preparato, mettendolo in grado di promuove la bevanda tra i suoi commensali e di descriverne l’accostamento con il cibo, oltre ai segni distintivi e alla posizione ricoperta dal vino nelle classifiche mondiali. Le informazioni di base sono ovviamente scontate: non può mancare una scheda prodotto che presenti il brand, l’azienda, il vitigno, la denominazione e la regione di provenienza. Il QR code, attualmente viene utilizzato da pochi produttori, ed è stato sperimentato negli stand dei presidi Slow Food al Salone del Gusto, ma la percentuale di fruitori italiani è ancora bassa. L’etichetta dinamica rimane comunque uno strumento utilissimo in grado di supportare il consumatore nella scelta e di introdurlo nel mondo delle uve. La sua utilità risalta in maniera ancor più evidente se si analizza il problema dal punto di vista del produttore il quale potrà usufruire di un notevole beneficio in termini di di marketing. I costi bassi, del QR Code, le sue capacità di espandere la conoscenza del brand e dell’azienda produttrice e la possibilità che offre di rimanere al passo coi tempi sono solo alcune delle caratteristiche che lo rendono uno strumento particolarmente apprezzato, anche se ancora poco sfruttato, come abbiamo già avuto occasione di rilevare. Un altro codice che si sta affermando è, l’AVIN code che identifica e traccia ogni vino con una rappresentazione univoca nel mercato globale, eliminando così qualsiai errore della digitazione in alfabeti diversi da quello di origine o nelle svariate situazioni in cui si vogliano riportare le caratteristiche della bottiglia (nome del vino, brand della cantina, denominazione…). L’AVIN potrebbe essere definito un parente stretto del codice ISBN utilizzato per identificare i libri, solo che si riferisce alle etichette ovviando ai numerosi errori in cui si potrebbe incappare nelle trascrizioni essendo formato da 13 cifre riconoscibili in ogni alfabeto. Questo codice univoco di identificazione è nato proprio all’interno di un social network, Adegga, per iniziativa di portoghesi appassionati di vino. Col tempo costoro si sono resi conto di quanto fosse funzionale assegnare un codice ad ogni vino, contribuendo così ad estendere la classificazione in AVIN. I produttori forniscono alla Adegga tutte le informazioni delle etichette, e da questa ricevono un codice da riportare sul retro della bottiglia di vino. Questa procedimento, del tutto europeo, è stato successivamente adottato anche da uno sviluppatore californiano che ha creato la OwnIT che si muove sulla stessa linea del codice AVIN. È stato quindi dimostrato ampliamente che i social network sono basati su idee innovative e creatività e possiedono forza propulsiva di cambiamento del business enogastronomico. Soluzioni tecniche di questo genere, che si rivelano, al contempo, originali e utili, perché consentono di sfruttare appieno le potenzialità della rete hanno migliorato, notevolmente la considerazione che si ha dei social.

QR code e AVIN code
QR code e AVIN code

Scritto da Ludovica Lancianese

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